lunedì 4 maggio 2015

Incontri di Formazione A.D.U.

L' A.D.U. organizza una serie di incontri di approfondimento teorici e pratici per il difensore d'ufficio da Giovedì 7 Maggio a Lunedì 16 Novembre dalle ore 12.30 alle ore 15.30 presso la SalaUnità D'Italia della Corte d'Appello Civile sita in Roma, Via Varisco 3/5.
Di seguito il programma delle varie giornate:

INDIRIZZI DI SALUTO
AVV. ALDO MINGHELLI – AVV. MARIO SCIALLA

(Consiglieri dell'Ordine degli Avvocati di Roma)

COORDINANO E MODERANO
AVV. FRANCESCO RICCIARDI – AVV. ELEONORA GRIMALDI

(Presidenza Associazione Difensori di Ufficio Roma)

Programma
Giornata 7.5.2015
1. Procedure e scelte difensive: misure precautelari e cautelari. Impugnazione.
- L'udienza di convalida.
- La convalida nei procedimenti nei confronti dei minorenni.
- Riesame della misura cautelare.
- Le procedure di liquidazione del difensore d'ufficio: Corte d'Appello.

Giornata 14.7.2015
2. Reati comuni della c onvalida (parte I): furto , rapina impropria, la particolare tenuità del fatto .
- Furto e tentato furto.
- Rapina impropria.
- La particolare tenuità del fatto.
- Le procedure di liquidazione del difensore d'ufficio: Tribunale.

Giornata 5.10.2015
3. Le impugazioni dei provvedimenti sulla liquidazione di onorari a spese dello Stato e di rigetto delle istanze di
patrocinio gratuito.
- La deontologia del difensore d'ufficio: competenza, aggiornamento ed equo compenso.
- L'impugnazione dei provvedimenti di liquidazione di onorari.
- L'impugnazione dei provvedimenti di rigetto delle istanze di patrocinio a spese dello Stato.
- Le impugnazioni in Cassazione.

Giornata 13.10.2015
4. Reati comuni della convalida (parte II): lesioni, rissa, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
- La resistenza e l'oltraggio a pubblico ufficiale.
- Le lesioni e l'aggravante delle più persone.
- La rissa e gli elementi specializzanti.
- Le procedure di liquidazione del difensore d'ufficio: Procedimenti nei confronti degli stranieri.

Giornata 16.11.2015
3. Reati comuni della convalida (parte III): Spaccio di sostanze stupefacenti alla luce delle recenti normative e sentenze, la lieve entità del fatto, la derubricazione.
- La lieve entità e la derubricazione.
- La distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere.
- Le aggravanti di cui all'art. 80 DPR 309/90.
- Le procedure di liquidazione del difensore d'ufficio.

Per ogni incontro verranno concessi 3 Crediti Formativi di cui uno Deontologico
Per prenotazioni inviare e mail a associazionedifensoridiufficio@gmail.com


Le Liquidazioni del Difensore Di Ufficio Sotto Esame

Segnaliamo la sorprendente iniziativa, che si auspica isolata, di un magistrato del Tribunale di Roma che, chiamato a valutare un'istanza di liquidazione avanzata da un nostro collega, ha sollevato questione  di legittimità costituzionale dell'art.116 Del T.U. sulle spese di giustizia, disciplinante i casi di liquidazione per il difensore d'ufficio di soggetto  irreperibile di fatto.
Tralasciando le motivazioni giuridiche poste nell'ordinanza di rimessione, sulle quali si auspica una chiara pronuncia di inammissibilita' del giudice delle leggi, considerata la totale infondatezza delle tesi espresse, ciò che lascia esterrefatti e profondamente offesi sono le considerazioni svolte in merito ad asserite strategie processuali che il difensore d'ufficio andrebbe ad attuare non a tutela del proprio assistito ma per esclusivi interessi economici che quella norma consente di fargli ottenere con modalità' discriminatorie rispetto ad altre categorie professionali, con la pretesa finale che essendo "volontaria" la scelta dell'iscrizione alle liste di ufficio, gli avvocati di ufficio debbono accettare la possibilità di lavorare anche a titolo gratuito.
L'A.D.U. stigmatizza tali considerazioni ed intende intraprendere insieme con le altre associazioni forensi romane, ANF e CAMERA PENALE, azioni unitarie per difendere la nostra categoria da possibili effetti nefasti di questa iniziativa che si ritiene essere  lesiva della nostra dignità e del nostro decoro professionale. 
 
Di seguito l'ordinanza di remissione dinanzi alla Corte Costituzionale:
 
 
TRIBUNALE DI ROMA
Sezione […] penale
Ordinanza propositiva di questione di legittimità costituzionale
- articolo 23, comma 3, Legge 11 marzo 1953 n. 87 -

Il giudice, […], esaminati gli atti del procedimento iscritto al n. […] del Registro Generale del Dibattimento dell'anno […] e vista l'istanza presentata in data […] (ma consegnata a questo stesso giudice solo in data […]) dall'avv. […], con la quale è stata chiesta la liquidazione degli onorari professionali spettanti per l'attività prestata quale difensore di ufficio di […] ed […], imputati nel detto procedimento, rileva quanto segue.
L'avv. […] ha avanzato la suddetta istanza ai sensi dell'articolo 116 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002 n. 115. Egli, infatti, nominato difensore di ufficio, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, c.p.p., dei cittadini […] nell'udienza del […], non è riuscito ad ottenere il pagamento delle proprie spettanze, in quanto non è stato in grado di reperire i suoi assistiti, nonostante i tentativi di rintraccio posti in essere e documentati. Sussisterebbero, dunque, le condizioni previste dalla norma citata ("... quando il difensore dimostra di aver esperito inutilmente le procedure per il recupero dei crediti professionali") perché questo giudice debba procedere all'accoglimento dell'istanza.
Si dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale della norma richiamata in relazione agli articoli 3 - sotto un duplice profilo —nonché 97 e 111 della Costituzione.
Prima di esplicitare tali dubbi, peraltro, preme evidenziare, da un lato, come la questione proposta debba ritenersi ammissibile alla luce della natura giudiziale del procedimento introdotto dall'istanza del difensore, confermata dalla possibilità di impugnazione del provvedimento decisorio, prevista dallo stesso articolo 116, secondo le modalità di cui all'articolo 84 del medesimo D.P.R. 115/02 e già ritenuta dalla Corte Costituzionale in vari precedenti (si veda, da ultimo, l'ordinanza n. 191 del 2013, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 17 luglio 2013) che hanno preso in esame la norma evidenziata, sia pure sotto diversi profili.
Dall’altro l’evidente rilevanza  dell'eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale dell'articolo 116 nel procedimento sopra ricordato, atteso che ciò comporterebbe il rigetto dell'istanza proposta dall'avv.[…]
Sotto un primo profilo, l'articolo 116 del D.P.R. 115/02 appare introdurre un principio di irragionevole _disparità - in contrasto, dunque, con il disposto dell'articolo 3 della Costituzione - tra il difensore di ufficio di un imputato resosi irreperibile • (indipendentemente da una formale dichiarazione al riguardo, ai sensi dell'articolo 159 c.p.p.: fattispecie presa in esame dal diverso articolo 117 del D.P.R. 115/02) o, addirittura, semplicemente non in grado di onorare l'obbligazione relativa al compenso spettante al proprio legale (per come la norma viene interpretata dalla giurisprudenza della. Suprema Corte: vedi Cassazione, Sezione VI civile, ordinanza 20 dicembre 2011 n. 27854 o •Cassazione, Sezione IV penale, 26 marzo 2009 n. 27473) e tutti gli altri difensori impegnati in-processi penali o civili - per non parlare delle altre categorie di liberi professionisti o imprenditori - che si trovino a fronteggiare una situazione di insolvenza del proprio assistito. Il difensore considerato dall'articolo 116 citato, in sostanza, vede  garantito e tutelato il proprio credito dallo Stato, mentre il difensore di fiducia di un imputato altrettanto impossidente o irreperibile o il difensore di una parte in un processo civile devono sopportare l'onere ed il rischio di non poter vedere soddisfatto il proprio credito. Tale disparità non appare giustificata dal bilanciamento con il diritto di. difesa previsto dall'articolo 24 della Costituzione, che, con tutta evidenza, mira a tutelare anche le parti dei procedimenti civili o gli imputati che intendono avvalersi di un difensore di propria fiducia. Né apparirebbe fondata l'eventuale obiezione che la necessità di assicurare la difesa anche a coloro che si disinteressano del giudizio a proprio carico, giustifichi l'assunzione dell'onere delle. spese del difensore da parte dello Stato: se, infatti, a differenza dell'assunzione di un mandato fiduciario, l'incarico della difesa di ufficio deve ritenersi obbligatorio per il professionista designato, l'iscrizione nelle liste dei difensori di ufficio avviene, comunque, su base volontaria. Ciononostante, in virtù dell'articolo 116 del D.P.R. 115/02, l'avvocato incaricato di ufficio viene escluso dalla condizione di accettazione del rischio di insolvenza del proprio assistito, in cui invece si trova il suo collega che assume un incarico fiduciario. Non può rilevare, peraltro, come elemento discriminante, l'anticipazione della valutazione di tale rischio - connessa al momento della iscrizione nelle liste e, dunque, disgiunta dalla conoscenza personale dell'assistito - che appare, invero, compensata dal meccanismo casuale di assunzione dell'incarico e dall'affidamento degli incarichi stessi indipendentemente dalla predisposizione di un'attività imprenditoriale di procacciamento della clientela.
È appena il caso di osservare che la previsione dell'articolo 116 del D.P.R. 115/02 non appare necessitata dal dettato dell'articolo 24, comma 3, della Costituzione, che è pienamente rispettato dal legislatore attraverso il meccanismo del patrocinio a spese dello Stato di cui agli articoli 74 e seguenti (in particolare 90 e seguenti con riferimento al processo penale) del D.P.R. 115/02. Così come l'articolo 36 della Costituzione, nel prevedere il diritto di qualunque lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, non ammette differenze tra lavoratori della medesima categoria che giustifichino l'intervento statale a tutela del compenso solo per alcuni di essi a parità di prestazioni svolte.
 Il richiamo alla disciplina dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato consente di introdurre il secondo profilo di irragionevole disparità - e, dunque, di contrasto con l'articolo 3 della Costituzione - cui si è accennato con riferimento all'articolo 116 del D.P.R. 115/02. Le norme in questione, invero, prevedono da un lato una serie di oneri e di assunzioni di responsabilità per l'istante - riassunti nell'articolo 79 del D.P.R. 115/02 - e dall'altro una serie di limiti alla possibilità di accedere al beneficio -esplicitati negli articoli 76, 91 e 92 del richiamato Decreto. Inoltre, l'istante è sottoposto al controllo della sussistenza delle condizioni per accedere al patrocinio, sia in via preventiva (articolo 96, comma 2, D.P.R.115/02) che successiva (articoli 88 e 98 del detto D.P.R.) ed il beneficio può essere revocato (articolo 112 del D.P.R. 115/02). Senza considerare le sanzioni penali previste dall'articolo 95 in caso di dichiarazioni non corrispondenti al vero. Nulla di tutto ciò è previsto dall'articolo 116 in questione: il pagamento dell'onorario difensivo è rimesso a carico dello Stato indipendentemente dal reddito dell'assistito, dai suoi precedenti penali, dal titolo di reato per cui è stato processato. È sufficiente che egli non sia stato reperito dal difensore (peraltro senza neppure la garanzia di ricerche accurate, come quelle previste dall'articolo 159 c.p.p.) o che si sia dimostrato insolvente nei suoi confronti (senza alcuna valutazione in ordine al possibile occultamento di beni patrimoniali), perché il credito del professionista venga garantito dallo Stato. Tenuto conto che il patrocinio a spese dello Stato è, ovviamente, garantito anche a chi è assistito da un difensore di ufficio, la disparità sopra evidenziata si rende palese nella considerazione del vantaggio che ha tale difensore a trovarsi nelle condizioni di cui all'articolo 116 citato (e, dunque, eventualmente a favorirne la realizzazione) piuttosto che a dover intraprendere la farraginosa procedura di cui agli articoli 74 e seguenti del D.P.R. 115/02. Tanto più che, anche qualora il suo assistito dovesse vedersi rigettata l'istanza di ammissione, egli può comunque vedersi garantire il compenso qualora ricorrano le condizioni di cui all'articolo 116 in questione.
L'agevole accesso al rimedio di cui alla norma che si intende sottoporre al vaglio ì di legittimità introduce l'ultimo degli aspetti di contrasto della stessa con il dettato costituzionale e, in particolare, con i. principi di buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione e di ragionevole durata del processo di cui agli articoli 97 e 111 della Costituzione. La certezza di veder remunerato il proprio operato, infatti, indipendentemente da ogni valutazione circa la sua efficacia e, soprattutto, la sua necessità e da ogni confronto con il proprio cliente, può, infatti, spingere il difensore - al di là di ogni considerazione degli aspetti deontologici di tale comportamento - ad effettuare scelte di strategia processuale che non siano finalizzate al miglior interesse del suo assistito, ma a garantirsi un più alto compenso. Le modalità di liquidazione degli onorari del difensore da parte del giudice, previste dalla legge, portano, infatti, a ritenere meno vantaggioso per il legale, ad esempio, adire un rito alternativo a quello ordinario ovvero inducono la proposizione di impugnazioni anche nel caso di palese infondatezza delle stesse. Tutte soluzioni che il controllo del proprio assistito o la consapevolezza della difficoltà nel recupero del proprio credito, comune a quella di qualsiasi altro professionista, contribuiscono a calmierare, con notevole sgravio per le già ingolfate strutture giudiziarie.
 Alla luce _delle_considerazioni sopra esposte, il procedimento per la liquidazione delle competenze richieste dall'avv. […] deve essere sospeso, con rimessione degli atti dello stesso alla Corte Costituzionale.
P.Q.M.
Visto l'articolo 23, comma 3, della Legge 11 marzo 1953 n. 87, solleva questione di legittimità costituzionale dell'articolo 116 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002 n. 115 per contrasto con gli articoli 3, 97 e 111 della Costituzione, nei termini di cui in motivazione. Dispone la sospensione del procedimento di liquidazione degli onorari instaurato con istanza dell'avv. […] depositata in data […] e la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Dispone che la presente ordinanza sia notificata al pubblico ministero, all'avv. […] ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché comunicata ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato.
Roma, […].
ROMA Depositato in Cancelleria
IL GIUDICE

lunedì 27 aprile 2015

L 'ADU si unisce al dolore dei migranti

Il 2015 e' cominciato da pochi mesi e gia' le vittime delle migrazioni hanno superato quelle del 2014.
In questi giorni di desolazione, che hanno visto ancora la morte di 850 persone, l' ADU si unisce al dolore dei superstiti e delle famiglie delle vittime.
L' ADU, nella sua missione di garanzia dei diritti, sostiene coloro che intendono agire per fermare la tragedia in atto.
Aderisce pertanto alle proposte di Amnesty International volte a promuovere l'intervento immediato e coordinato dell'Unione Europea sui flussi migratori, permettendo al migrante di scegliere il paese di residenza in riferimento alla destinazione di arrivo e non di sbarco ed all'istituzione di corridoi umanitari.
Possa il sacrificio di quelle vite impedire che se ne rischino altre.

martedì 14 aprile 2015

Documento A.D.U. su continuità professionale

PROPOSTA DI MODIFICA DEL REGOLAMENTO MINISTERIALE PER L’ACCERTAMENTO DELLA CONTINUITA’ PROFESSIONALE DELL’AVVOCATO


Continua l’attacco alla avvocatura attraverso l’utilizzo di strumenti che inducano l’avvocato, il quale versi in un periodo di difficoltà economica, a dover rinunciare al proseguimento dello svolgimento della propria professione.

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato lo schema di regolamento volto a disciplinare le modalità di accertamento dell’attività degli avvocati, in attuazione dell’art. 21, comma 1, della legge n. 247/2012 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense).
Questo regolamento, al fine di conservare l’iscrizione all’albo professionale, prevede la sussistenza congiunta dei seguenti requisiti:
1.  Iscrizione alla Cassa di Previdenza ed Assistenza Forense e versamento dei relativi contributi alla scadenza;
2.      essere titolare di una partita Iva attiva;
3. avere l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi;
4.     avere trattato almeno cinque affari l’anno anche se l’incarico professionale è stato conferito  da altro professionista;
5.       avere una Pec comunicata al consiglio dell’ordine;
6.       aver assolto l’obbligo di aggiornamento professionale;
7.   essere titolare di una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione;
8.      aver corrisposto il contributo annuale al Consiglio dell’Ordine.
Il Consiglio dell’ordine di appartenenza dovrà verificare ogni tre anni il rispetto di detti requisiti ritenuti comprovanti l’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione ai fini dell’iscrizione all’Albo. In caso di inosservanza ne deriverà, se non sussistono giustificati motivi, a seguito di una procedura di accertamento della violazione nel contraddittorio tra le parti, la cancellazione dall’Albo stesso.
Riteniamo che il Governo sia mosso da una visione della realtà sociale dell’avvocatura ancorata a schemi vecchi, ormai superati.
L’ADU viceversa è fermamente convinta che i criteri di valutazione degli Avvocati iscritti agli Ordini Professionale debbano essere, non di tipo censuario, ma piuttosto debbano considerare l’impegno concreto, la professionalità e soprattutto la competenza.
Tra l’altro, dobbiamo prendere atto, nostro malgrado che quest’ultimo provvedimento non è il primo che si muove in questa direzione e, purtroppo, prevediamo che non sarà neanche l’ultimo.
Constatiamo, inoltre, che, nel momento in cui il Ministero è stato chiamato da tale disposizione legislativa ad emanare il relativo regolamento, esso ha optato per un’applicazione chiaramente drastica della stessa.
L’A.D.U. ritiene, al contrario, che tale regolamento avrebbe potuto, e dovuto, attenuare l’eccessivo rigido approccio della legge alla questione della suindicata continuità professionale.
In particolare riteniamo che ci siano specifiche mancanze e punti critici e proponiamo, in merito, le seguenti modifiche;
·         l’espressa previsione, in luogo della cancellazione dall’albo ed in relazione alla valutazione della gravità della violazione rilevata a seguito del procedimento di accertamento, di sanzioni  più gradate.
·         La rimodulazione delle modalità di accesso per la nuova iscrizione a seguito del provvedimento di cancellazione dall’albo. Invero nel caso in cui si sia stati cancellati per la mancata trattazione del numero minimo di affari in un anno, si cadrebbe nel paradosso che per avere i requisiti un avvocato sarebbe costretto ad esercitare abusivamente la professione. A questo proposito si chiede l’introduzione di una specifica procedura di autorizzazione dell’ordine di appartenenza, da attivarsi a richiesta scritta dell’interessato, al fine di permettere l’esercizio della professione e l’integrazione dei requisiti mancanti entro un determinato lasso di tempo.
·         Si segnala inoltre la discrasia tra il regolamento attuativo in parola e la legge 247 laddove quest’ultima prevede che la verifica sull’esercizio continuativo venga compiuto ogni tre anni ed invece il primo prevede un controllo annuale delle dichiarazioni. A nostro parere appare congruo il periodo  di valutazione di tre anni in quanto consente di abbracciare un lasso di tempo compatibile con l’attività professionale tipica dell’Avvocatura.
Per tutto quanto sopra esposto:
1.    chiediamo che il CNF accolga tali richieste e le proponga come modifica del regolamento in parola nel parere che dovrà fornire al Ministero.
2.      Inoltre, facciamo appello a tutte le associazioni forensi affinché sostengano tale iniziativa volta a  modifica e migliorare questo provvedimento ministeriale, avendo come unico obiettivo quello di ancorare il più possibile la legge alla realtà della situazione dell’Avvocatura Italiana.
A.D.U.
Associazione Difensori di Ufficio


lunedì 13 aprile 2015

Misure Cautelari Personali: Novità Legislative

Il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato, nella giornata del 9 aprile 2015, in quarta lettura, il Disegno di Legge recante "Modifiche al Codice di Procedura Penale in materia di misure cautelari personali." 
Il testo entrerà in vigore dopo la decorrenza della vacatio legis, a partire dalla data in cui verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Obiettivo delle modifiche è la riduzione della custodia cautelare in carcere per coloro che sono ancora in attesa di giudizio.